Ho letto un libro, tempo fa... si chiama "Come mi viene : vite di ferro e di cartone" di Francesco Renga, si, il cantante... quello di "Raccontami", "Angelo", "tracce di me", ecc...
è un libro molto particolare, complicato, un pò visionario, nel senso che è molto confuso nella forma ma allo stesso tempo affascinante, forse per questo suo essere strano e complesso... per questo vi riporto qui di seguito delle parti, più o meno lunghe..che però ritengo significative e spunto di riflessione anche per chi non legge l'intero libro..poi se ve lo volete prendere, bè..allora ( e comunque in ogni caso) BUONA LETTURA!!!
"La felicità fa paura, la cerchi ma in realtà speri sempre di non trovarla mai per davvero, e persino quando sotto sotto lo senti di averla a portata di mano, fai finta di niente, la ignori. Per paura che qualcuno se ne accorga e possa strappartela dalle braccia... sposti le tue mire un pò più in là. E te ne dimentichi"
"Perchè ci vogliono ali, se si vuole volare lontani"
"Uno si immagina certi momenti tuttta una vita, da quando il fatto di essere destinati a diventare parte di una copppia, di una famiglia comincia a farsi largo dentro le nostre teste. Si immagina il momento del primo innamoramento, quello del primo bacio, quello della prima volta. Per quanto ci si pensi, il dolore invece non lo si riesce a immaginare. Ed è giusto così. Sapere in qnticipo quanto farà soffrire un abbandono toglierebbe il respiro, immobilizzerebbe la vita, la renderebbe invivibile"
"Le parole sono aereoplani di carta che non mi sono più tornati indietro, precipitati chissà dove dopo essersi incendiati"
"Sei vecchio quando non ti interessa più chi chiude la porta dopo che sei passato. Vuoi solo trovare la tua, di porta, e spegnere un'altra giornata come spegni la luce sul comodino dopo aver recitato le preghiere, ogni volta più lunghe. Non ti volti a guardare chi hai dietro, non cerchi sguardi, nè arole. Cammini, e questo ti impegna più del previsto. Cammini piano, sempre più piano, sai bene dove stai andando e non hai nessuna fretta di andare. O quanto meno di arrivare"
"L'instabilità richiede piccole vittime, sacrifici lasciati lì, caduti sul campo di battaglia, e noi non possiamo che constatarne il decesso, chiudere loro gli occhi spendendo, nel migliore dei casi, una parola di commiato, un pensiero buono. La sicurezza, la serenità sono le vittime di questa guerra"
"Se mai un giorno dovessi partire per un viaggio senza ritorno, è dentro i tuoi occhi che vorrei perdermi, certo di non incappare mai in alcun pericolo"
E ora quelle parti che, secondo me, rappresentano quasi appieno il mio pensiero... In questo libro mi ci ritrovo molto, in queste parti che vi ho scritto soprattutto...
"La vita è proprio questa qui, affrontare di volta in volta i bivi che ci si parano davanti, stando ben attenti a non sbagliare direzione, o quanto meno ad accorgersi in tempo dell'errore, per poi tornare sui propri passi e scegliere la strada giusta. Sperando che la pianta della città non sia a ragnatela, dove è impossibile recuperare la strada perduta semplicemente svoltando alla prossima. E poco importa che i nostri sogni finiscano dritti dritti nel cesso, affogati nei tradizionali tredici litri d'acqua che un qualsiasi sciacquone è legittimato a riversarci sopra. Quello che distingue l'uomo da tutto il resto che ha vita, è vivere le conseguenze delle proprie scelte senza rimpianti. O quanto meno senza rimorsi. Quel che rende veramente un uomo è il compromesso, le rinunce al proprio egoismo"
"...è solo nel momento in cui decidiamo di vivere la nostra vita in compagnia di qualcun altro che tutto il mondo ci si presenta alla porta per come realmente è.
Lo sentiamo bussare, prima piano poi con colpi sempre più decisi, secchi, precisi, implacabili. E' lì, davanti alla porta di casa nostra, lo vediamo dallo spioncino. E' lì anche quando la luce delle scale si spegne, e apparentemente fuori rimane solo il silenzio del pianerottolo. Poi a un certo punto vediamo il rosso acceso della fiamma di una sigaretta e capiamo che non se n'era mai andato. E' venuto a presentarci il conto e noi non possiamo far altro che pagare.
Vivere in due ci pone di fronte a scelte precise, a compromessi. Non possiamo più essere quello che eravamo e non saremo mai quello che sempre abbiamo sognato di essere.
Ma è solo nel momento in cui decidiamo che sì, la nostra vita ha un senso solo se accettiamo questi compromessi, quando non riusciamo a vederci se non come parte di un tutto, è allora e solo allora che cominciamo a esser uomini. La costruzione di una vita controla paura di perdere la libertà, questa sembra esser la sfida, ma è una sfida persa in partenza, perchè liberi non lo saremmo mai, in nessun caso."
Bè, e voi... che ne dite???